Decalogo per la Lingua Veneta (ITA)

Decalogo per la Lingua Veneta – ad uso di chi non ci crede.

#DECA01

1. I riconoscimenti.

1. La lingua veneta è riconosciuta come tale dall’UNESCO, dall’ISO (codice VEC), dall’Ethnologue, e da decine di università e di illustri docenti del mondo (Moseley, Ferguson, Stegmann, Klein, Balboni, e molti altri) oltre che dalla Regione Veneto e dal Brasile.

1. I riconoscimenti.

1. La lingua veneta è riconosciuta come tale dall’UNESCO, dall’ISO (codice VEC), dall’Ethnologue, e da decine di università e di illustri docenti del mondo (Moseley, Ferguson, Stegmann, Klein, Balboni, e molti altri) oltre che dalla Regione Veneto e dal Brasile.

2. La nascita della lingua veneta.

1. Già prima della nascita di Dante e della lingua italiana, la lingua veneta scritta si dotava, nelle sue diverse varianti, di poemi epici, documenti legali, racconti, e persino trattati internazionali.

2. Certo non è oggi identica a com’era allora, ma questo vale per ogni lingua, anche per l’italiano di oggi in confronto all’italiano di Dante, che usava termini oggi vietati, come “renduto”, “ancoi”, “verria”.

3. Il primo documento in volgare scritto in tutta Europa è l’indovinello veronese, di milleduecento anni fa.

3. Prestigio e completezza.

1. Nei secoli la lingua veneta, in tutte le sue varianti, ha sviluppato un profilo linguistico di prestigio e completezza. Non solo la nota ed ampia letteratura (in tutti i secoli, in tutti i settori, in tutte le aree), non solo documenti legali, atti giuridici, traduzioni illustri, dizionari, grammatiche, trattati scientifici di medicina, algebra, astronomia, diritto e modernamente anche linguistica.

2. La lingua veneta non è il veneziano, che è una delle sue varianti, un tempo la più feconda ed illustre, oggi in difficoltà sotto diversi aspetti. La lingua veneta è parlata oggi da 8 milioni di persone in almeno 5 Stati del mondo: il veneziano di città, ben diverso dal veneziano illustre di Goldoni, è parlato da meno di 100mila persone.

4. La diversità nella lingua veneta.

1. La diversità è una caratteristica normale di tutte le lingue: le codificazioni hanno sempre “messo a sistema” la varietà esistente, perché nessuno è mai stato così illetterato da negare che esistesse.

2. Anche l’italiano ha affrontato questa difficoltà. Per ciò è nata l’Accademia della Crusca, che ha risolto il problema del fiorentino letterario come lingua “cardinale”, con i mezzi del Seicento.

3. Ancor oggi, la parola “casa” si pronuncia in 3 modi diversi in Italia ([kaza],[kasa],[hasa]); al sud tipicamente non si usa il passato prossimo, al nord non si usa il passato remoto; al nord si perdono le doppie, al sud si esagera al contrario e si tende a sostituire “avere” con “tenere”, ed “essere” con “stare”; la dizione standard italiana è del tutto vituperata, nota solo ad attori e doppiatori.

4. Il veneto sta affrontando gli stessi problemi, e li risolverà come ha fatto l’italiano e ogni altra lingua: con un dizionario che accoglie le parole diverse come sinonimi (c’è già), insegnando la grammatica che è cosa comune (già si fa ai Corsi di Veneto), lasciando tolleranza di pronuncia locale (Benigni non pronuncia le parole come Costanzo, Cacciari non pronuncia come Camilleri).

5. Chi afferma che il veneto non è lingua perché varia, sta dicendo che nemmeno l’italiano è una lingua e sta disconoscendo la storia linguistica italiana e il simile percorso di francese, inglese, tedesco, spagnolo, ma anche del greco e del latino, nonché di ogni altra lingua del mondo, passata, presente e futura.

6. La varietà linguistica è un fatto ineliminabile, la codificazione linguistica è un semplice modello ideale.

5. La specificità veneta rispetto alla lingua italiana.

1. E’ vero che il veneto ha varietà. E’ vero per tutte le lingue.

2. Le parole che in veneto variano sono le stesse che variano anche in italiano. Per esempio, nel sistema linguistico veneto, a Venezia si dice “siviltà”, a Belluno “thiviltà”. Nel sistema linguistico italiano, al nord si dice “civiltà”, al sud, letteralmente “sciviltà”.

3. Molte parole che in italiano rimangono identiche ovunque (cane), rimangono identiche anche nel veneto (can), ma sono diverse dall’italiano.

4. In altre parole, la varietà interna al veneto è varietà di suoni, principalmente. Nelle stesse parole, anche l’italiano mostra una propria e diversa varietà fonetica.

5. I tratti tipici del veneto lingua, che lo differenziano dall’italiano, sono guardacaso anche elementi integralmente comuni a tutte le varianti del veneto. Ciò dimostra che il veneto è un codice unico.

6. Il lessico veneto.

1. Veneto e italiano sono lingue neolatine ed hanno perciò molte parole comuni.

2. La maggior parte delle parole in comune tra veneto e italiano, è tale perché sono parole comuni in realtà a tutte le lingue neolatine, quindi in comune anche con francese, spagnolo, portoghese…

3. Non si può dire che il veneto sia un dialetto dell’italiano perché dice “porta”, “gato”, “mondo”, simili l’italiano, visto che lo spagnolo dice “puerta”, “gato”, “mundo”; il francese dice “porte”, “chat”, “monde”; il portoghese “porta”, “gato”, “mundo”. Se la somiglianza del veneto all’italiano ne facesse un dialetto, allora anche spagnolo, francese e portoghese sarebbero dialetti dell’italiano?

4. Oltetutto, il veneto è ricco di termini propri, spesso frutto di secolari contatti con l’area greca (carega, piron, keno…) e germanica (tastar, springar, brincar…), patrimonio diverso ed irriproducibile in italiano.

7. La fonetica veneta.

1. Suoni tipici. In veneto non esistono i suoni che l’italiano scrive GL/ e SC/. In veneto esistono, al contrario i suoni interdentali TH e DH (quelli dell’inglese Think, That; una volta diffusi ovunque, oggi ritratti particolarmente nel bellunese, in altri luoghi hanno rilasciato un’affricata), la nasale pre-bilabiale rimane velare (caNPo, roNBo), ma soprattutto il fenomeno tipicissimo, che ha dato filo da torcere a molti linguisti, della vocalizzazione di L intervocalica in un suono solo veneto: la “E approssimante”, oggi rappresentata scientificamente con il la lettera Ł.

2. Fenomeni fonetici tipici. In veneto non esiste la geminazione consonantica, sono frequentissime l’aferesi della vocale atona, come anche l’apocope della vocale atona post-sonorante. Frequente anche la sonorizzazione dell’occlusiva intervocalica con conseguente sincope in alcuni casi; chiara e sistematica la tendenza ad accrescere l’apertura delle vocali atone.

8. La morfologia veneta.

1. Il modo verbale condizionale veneto si forma con l’imperfetto, come in francese, portoghese e spagnolo, mentre in italiano si forma con il passato remoto.

2. Il veneto promuove la doppia uscita negli aggettivi ad una uscita (un gato grando, na gata granda), come in francese. Oltretutto, in veneto i cognomi si declinano con forma aggettivale, come in russo.

3. Il veneto non ha un morfema per il superlativo assoluto, come neanche il francese; l’italiano ne ha due.

4. In veneto il morfema agentivo conserva la -r- originaria del latino, conservata anche da francese, spagnolo, portoghese, mentre l’italiano l’ha persa (fornaio). L’agentivo veneto si applica anche alle piante.

9. La sintassi veneta.

1. Il veneto esige il soggetto espresso, proprio come inglese, francese e tedesco; in italiano è una facoltà.

2. Il veneto ha addiritura la doppia pronominazione, esattamente come il francese; in italiano non esiste.

3. Il veneto si dota persino un proprio pronome universale, impersonale ed enfatico.

4. Le interrogative venete richiedono sempre l’inversione soggetto-verbo, proprio come inglese, francese e tedesco; cosa irrealizzabile in italiano e totalmente sconosciuta.

5. L’espressione dell’obbligo veneto si forma con “aver+da”, come l’inglese “have+to”; l’italiano usa “dovere”.

6. Il veneto costruisce i tempi continui (te si “drio partir) allo stesso modo del francese (tu es “en train de” partir), simile anche all’inglese (you are leav-ing).

7. L’imperativo di divieto veneto richiede un ausiliare (star), come inglese (do) e latino (nolere = non+velle); l’italiano lo rifiuta.

8. Il veneto è l’unica lingua neolatina che usa i verbi frasali (es. dir sù), esattamente come quelli dell’inglese (es. take off).

DECA – 10. La scrittura.

1. Esiste una scrittura moderna, che codifica il veneto com’è, senza doversi inventare lettere nuove e soprattutto senza tralasciare le varietà, ma dando loro voce e simboli precisi e non confondibili, affidandosi ove opportuno alle scelte scientifiche dell’alfabeto dei linguisti.

2. Questa scrittura è stata usata dall’Academia de ła Bona Creansa – Academia de ła Łengua Veneta in decine di contesti diversi: Corsi di Veneto (in tutto il veneto), lezioni a scuola (dalle superiori fino alle elementari, anche all’estero), progetti video e teatrali in veneto con le scuole, traduzioni di prodotti informatici (LibreOffice e Telegram), concorsi letterari, pubblicazioni scientifiche (manuale veneto universitario di Francoforte), pubblicazioni divulgative (Ła Pimpa ła va a Venesia), traduzioni certificate per aziende, associazioni e istituzioni (comuni e regione).